La mattina di buon’ora Alvia ci rende omaggio con una colazione degna della cena della sera prima. Ci si saluta, foto di rito, ed è giunto finalmente il momento di mettersi in marcia. La giornata è splendida, il cielo completamente sgombro, l’aria tersa, i colli del Medio Friuli ci circondano e accompagnano l’occhio dolcemente. Ci raggiunge Luciano per un ultimo saluto di fronte all’antico Ospitale e cominciamo a lasciarci S. Tomaso alle spalle, destinazione Spilimbergo. Usciamo dal paese per una strada che diventa man mano sempre più bianca, un coro di cani latranti non può far passare inosservato il nostro passaggio. Cominciano le prime indecisioni sui sentieri giusti da imboccare. Alla fine sbuchiamo sulla Strada Provinciale 84, la percorriamo per un breve tratto fino ad arrivare al bivio per Muris. Un ciclista si ferma e ci offre un’alternativa al percorso segnato sulla mappa, che ci consiglia di proseguire verso Ragogna. Una nonna che lavora in un orto poco più avanti ci confonde le idee indicandoci la via con un dito completamente nero e grosso come una salsiccia. Entrati in Muris troviamo la fatidica icona della variante del ciclista, con un bellissimo bambino in bronzo che cerca di arrampicarsi fino in cima. Da lì parte Via del Bosco che digradando esce dal borgo, diventa sentiero e affronta il monte Cimano (o il monte Ragogna?) dal lato destro. La camminata è deliziosa, ci addentriamo nel bosco seguendo sempre il sentiero principale, ignorando le mille stradine che scendono ripide sulla destra portando al Tagliamento. C’è un bel fresco e odore di erba cipollina, il verde ci protegge. Passiamo il Bosc dei Asins sentendoci a casa. Alla fine di uno strappetto di circa dieci minuti ci ritroviamo di fronte un’edicola votiva dedicata a S.Anna. Dei santini lasciati lì ci invitano a pregare Luigi Scrosoppi, santificato all’inizio del Duemila, 1200 anni dopo l’ultimo santo friulano (meditiamo a lungo su questo lasso di tempo….). Ci invitano anche a rivolgerci alle Suore della Provvidenza di Udine, nel caso ricevessimo qualche grazia a lui riconducibile. Usciamo dal bosco dopo l’ultimo tratto pianeggiante, in una radura dove tirano con l’arco. Alla nostra destra, in alto, i resti di un castello di cui ignoriamo il nome. Torniamo sull’asfalto girando a sinistra, ma giusto il tempo di adocchiare un sentierino che scende subito sulla destra. Ci infiliamo senza indugio, e dopo pochi minuti di supplemento boschivo usciamo sulla Strada Provinciale 5, la Sandanielese, praticamente all’imbocco del ponte sul Tagliamento di Pinzano. Un cartello a metà della traversata ci annuncia che stiamo per entrare nella provincia di Pordenone. Qui sostiamo in contemplazione di una lattina di birra che spinta dal vento percorre in lungo e in largo il ponte (abbiamo decisamente bisogno di bere). Dopo la sosta consacrata alla visione del Tiliment, proseguiamo sulla provinciale in leggera salita verso Pinzano. Al bivio Via XX Settembre/Viale Vittorio Veneto optiamo per la prima possibilità, mentre la mappa ci indica la seconda; ma la verità è che siamo alla felice e disperata ricerca di un bar e solo a Pinzano avremo la speranza di trovarne uno aperto, 25 aprile permettendo. Dopo 200 metri reincontriamo il ciclista che ci ha mandato nel bosco, che con sguardo irridente ci fa intendere che siamo dei pellegrini della domenica perché non abbiamo fatto il tratto da lui consigliato nel tempo da lui prescritto (40 minuti). Dopo averlo salutato ci guardiamo e diciamo: “beh, in fin dei conti oggi è domenica!”. Dopo un centinaio di metri appare la gloriosa Società Operaia di Pinzano che ospita l’unico bar aperto. Ordianiamo 3 birre e ci accasciamo sui tavolini esterni. Dopo una pausa di tre quarti d’ora (sulla cui lunghezza spropositata incominciamo una leggera disquisizione) riprendiamo la marcia. Invece di tornare a Viale Vittorio Veneto, decidiamo di proseguire per il paese e girare a sinistra verso il cimitero, con la non celata speranza di ricongiungerci alla strada maestra. Senonché la strada che imbocchiamo a sinistra è Viale Vittorio Veneto, già, evidentemente a Pinzano la toponomastica non è di particolare inventiva. Così scendiamo lungo il viale alberato e, dopo aver fatto gli auguri in coro di “buona liberazione” a un signore che prende il sole in giardino, riceviamo dal signore in giardino uno sberleffo in dialetto stretto. Poco rincuorati dal senso civico del signore, decidiamo di andare laddove regna la pace, ovvero il cimitero. Qui, di fronte alla Chiesa della Santissima Trinità (che reca la scrittà “indulgenza plenaria” e ciò ci consola notevolmente), decidiamo di prendere la pista ciclabile sulla destra per Valeriano. Ovviamente sbagliamo! Ci accorgiamo dell’errore solo dopo aver percorso la pista (graziosa) e un pezzo di strada provinciale, ovvero all’entrata di Valeriano. Altra consultazione con mappe e dopo aver chiesto ad una badante sicuramente ucraina un consiglio e aver ricevuto un pugno di mosche, decidiamo di imboccare il sentiero suual sinistra, subito dopo la cappella votiva di San Severo. Passiamo accanto a ville notevoli (senza nessuno) e, dopo circa 300 metri, rischiamo prendendo un tratturo che si getta in discesa alla nostra sinistra. Rischiamo bene però perché il passaggio è bello e dopo 10 minuti ci ritroviamo sulla strada bianca che avremmo dovuto prendere a Pinzano (la Via XX settembre…). Il sole picchia. Spavaldi continuiamo ma il Tagliamento ci chiama senza pietà. E noi non resistiamo al richiamo. Prima di Mizzeri tagliamo per i campi a sinistra e arriviamo su una strada bianca diritta e infinita apparentemente. Un wester di Sergio Leone, mancano solo i pistoleri della domenica. Dopo un tempo incalcolabile e quasi pronti a rinunciare arriviamo al Tagliamento. Mettiamo i piedi in acqua e prendiamo il sole per un’oretta. Altro errore: difatti quando ci rialziamo siamo sfatti. Torniamo indietro alla strada bianca che arriva a Mizzeri, un signore di buon grado interrompe la visione della partita per farci bere. Poi è tutto pianeggiante e ombroso fino a Spilimbergo, nonostante inizino ad affiorare le prime paturnie del pellegrino: vescicone da due decilitri ciascuna; tendinite da maratoneta; mal di deltoidi; macchie rosse da insolazione; principio di disidratazione… constatati i sintomi, la prima cosa che cerchiamo a Spilimbergo, dopo aver fatto l’ultima salita (bella la Chiesa dell’Ancona sulla destra, dove un tempo arrivavano i pellegrini che avevano guadato il fiume) è un bar. Lo troviamo. Beviamo. Quindi andiamo al Duomo per farci timbrare la credenziale ma la Messa ci impedisce di farlo. Facciamo il tour delle altre chiese ma sono chiuse (sia quella dei frati che quella di San Rocco). Mesti ma non domi ci dirigiamo alla casa della famiglia Colledani, che ci ospita come dei pashà: la serata è piacevolissima, si parla di cammini fatti e da fare. E’ un peccato dover andare a dormire, ma domani ci aspettano 30 km e dobbiamo provare a curarci le piaghe…. ora a nanna!
Si comincia: BUONA LIBERAZIONE a tutti!
25 aprile 2010 di camminodisantomaso
delizioso! camminata deliziosa! buon cammino fioi!