Godiamo degli alloggi spettacolari dell’oratorio e ci svegliamo di buon umore, alle 6:30. Alle 7:30 siamo di fronte al bar gestito da cinesi (che si trova a 100 metri dall’oratorio) che, la sera prima, avevano promesso di aprire a quell’ora. Ma anche i cinesi si sono ormai adattati al costume italico: il bar è ancora chiuso. Così andiamo in centro a Concordia, dove troviamo un bar aperto di fronte alla Cattedrale. Cornetti, cappuccino e una chiacchierata “pellegrina” con Renato, l’amico che ci ha proposto di fare questo pellegrinaggio e che abita non lontano da qui. Ci si saluta e si parte, si va a riprendere la Via Spareda. E’ una strada laterale, poco trafficata, che passa di fronte alle ville del Veneto profondo. Pare che qui nessuno lavori: sono tutti impegnati a tagliare l’erba all’inglese, a innaffiare gerani e tulipani, a richiamare i cani che vorrebbero pasteggiare con i nostri fegati. E’ gente cordiale, che al nostro passaggio alza la testa e ci ricambia il saluto. Tiriamo dritto e abbandoniamo la zona semiabitata per entrare in un paesaggio da Far-West. Siamo stranamente tonici, Furio è in coda e non verbalizza, ma Luigi e Giacomo già sanno che prima di sbattere contro la Livenza, Furio risorgerà dalle sue ceneri vescicose. Si costeggia il Canale Loncon, si passano un paio di chiuse e si svolta a destra per imboccare la mistico-iridescente Via Torba, ovvero un rettilineo di ghiaia e sassi che spacca in due la campagna, dando a chi la percorre a piedi la sensazione di essere nel deserto. E’ una pura libidine per le facoltà psichiche terziarie, quelle che presiedono alla formazione delle visioni apocalittiche. Luigi marcia di gran lena, entra in trance e vede un gatto lievitare trasformandosi in uno sconosciuto animale presitorico; Giacomo e Furio, dietro, l’uno accanto all’altro, verbalizzano sporadicamente, anche loro rapiti dalle sinuose appetibili voluttuose forme di Fata Morgana. Dopo avere goduto oltre ogni previsione e avere spurgato ildovuto, la Via Torba finisce. Sul ponticello Furio e Giacomo svuotano le loro copiose vesciche. All’orizzonte si staglia l’oasi: si tratta della Trattoria “La Contarina”, sulla Provinciale che da S. Stino va a Caorle, rifugio nel quale i tre pellegrini trovano ristoro (una piccola pausa di un’ora e mezza). Si svolta subito a destra su una strada sterrata privata che va verso Sant’Alò. Dopo circa 3 km appare un miraggio collettivo: prato ombroso a ridosso dell’argine grande della Livenza, a servizio dell’osteria “Gassa”, dalla quale come un canto delle sirene si diffonde un prelibato profumo di pesce. Giacomo e Furio non ci mettono molto a convincere Gigi a rinunciare a raggiungere San Giorgio nel primo pomeriggio, la tentazione è troppo forte. Gran magnata di seppie, contorni vari, un litro di frizzantino, caffè, ammazza caffè il tutto per la modica cifra di 27 euri. Ci sono ancora posti così da queste parti. La magnata si fa però sentire, e i tre si accasciano sul prato per la pennica dovuta mandando a remengo tutti i programmi della giornata. Dopo una pausa della bellezza di oltre 3 ore, ci si convince a ripartire, in fondo abbiamo appuntamento con Don angelo a San Giorgio alle 17:30 e manca solo 1 ora e 20 per percorrere quelli che a detta della padrona del ristorante sono 5 o 6 km. Dopo un’ora di cammino a buon ritmo, però, la meta non si vede e temiamo che la strada sia in realtà più lunga. Acceleriamo il passo, sfiorando i 7 km /h per una buona mezz’ora, le anse del Livenza sembrano contorcersi sotto i piedi come le spire di una anaconda d’asfalto infinita. Giacomo arranca col suo ritmo, Luigi e Furio volano a mezz’aria, sembrano invasati. Il battere delle racchette sull’asfalto è costante e ravvicinato. Nemmeno due cani liberi riescono a rallentarli. Dopo oltre un’ora e mezza giungiamo con breve ritardo alla meta, dopo aver percorso almeno 9 km. Don Angelo ci accoglie con gentilezza, ci sistemiamo in una saletta senza letti. Doccia. Poi Inter vs Barcellona. Luigi gode come un riccio per il meritato passaggio in finale, Furio beve e non si fa domande, Giacomo riceve cattive notizie; alla fine si va a dormire sul pavimento senza tanti salamelecchi.